Palazzo Ducale

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TESORI DEI MOGHUL E DEI MAHARAJA: La Collezione Al Thani

Percorso di visita

Palazzo Ducale – Sala dello Scrutinio
9 Settembre 2017 – 3 Gennaio 2018

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La mostra proposta con un allestimento scenografico di particolare effetto, si apre con una panoramica di tesori dei Moghul, in particolare incentrata su pietre preziose con inscrizioni reali. Il pubblico è condotto ad ammirare, attraverso i tesori della Collezione Al Thani, l’incredibile assortimento di gemme dinastiche a partire da due diamanti universalmente noti: l’Idol’s Eye (Occhio dell’idolo), il più grande diamante blu tagliato del mondo e Arcot II, uno dei due diamanti donati alla regina Charlotte – moglie del re Giorgio III (1738-1820) – da Muhammad ‘Ali Wallajah, nawab di Arcot (1717-1795) – provenienti entrambi dalle leggendarie miniere di Golconda.

Questi due pezzi unici sono esposti insieme a smeraldi e spinelli in parte incisi con i nomi e i titoli dei sovrani che li possedettero. Punti focali dell’esposizione sono il gusto artistico Moghul e il suo dialogo con la cultura europea, instauratosi a partire dal Rinascimento e incentrato sul reciproco scambio di stili e tecniche. La profondità del legame tra Europa e India è attestata dall’uso frequente nella gioielleria indiana della smaltatura, una tecnica ispirata proprio all’arte delle corti rinascimentali.

La seconda sezione della mostra è dedicata ad alcuni suggestivi esemplari in giada e cristallo di rocca, due materiali molto apprezzati alla corte Moghul. Nella cultura islamica, la giada era considerata una pietra propiziatrice di vittoria e si credeva perfino rivelasse la presenza del veleno e ne contrastasse gli effetti. La Coppa per il vino dell’imperatore Jahangir, contenente un’iscrizione in versi in lingua persiana e la titolatura del monarca, è considerata la più antica giada Moghul datata. Il Pugnale di Shah Jahan (1620-1625), un capolavoro dell’arte di corte Moghul, riporta iscritti sulla lama i titoli dell’imperatore, mentre l’elsa in giada ha la forma della testa di un giovane.

Le giade indiane erano molto apprezzate anche in Cina come testimonia un’elegante coppa datata tra il 1660 e il 1680, decorata con la testa di uno stambecco e con incisa una poesia dell’imperatore Qianlong verso il tardo XVIII secolo. I gioielli indiani sono spesso caratterizzati da una raffinata decorazione a smalto policromo e dall’uso del kundan una tecnica che consente di montare le gemme con l’oro senza il ricorso a griffe ma semplicemente avvolgendo il castone con lamine malleabili di oro puro che sviluppano un legame molecolare intorno alla pietra. La terza sezione presenta dunque una selezione di manufatti realizzati secondo queste tecniche e provenienti da diverse regioni del subcontinente indiano

Tra questi spicca lo splendido set da scrittoio con portapenne e calamaio (Deccan o India settentrionale, 1575- 1600), realizzato in oro massiccio tempestato di pietre preziose. Oggetti del genere venivano spesso utilizzati dai funzionari di alto rango per scrivere i decreti imperiali e sono raffigurati in molti dipinti. Il pezzo rappresenta attualmente un unicum, sebbene le miniature contemporanee attestino la diffusione di suppellettili del genere. Altra meraviglia di questa sezione è l’ornamento del trono di Tipu Sultan a forma di testa di tigre, realizzato in occasione della sua ascesa al potere. In oro tempestato di gemme, il trono fu smembrato dopo l’uccisione di Tipu e la conquista di Seringapatam da parte delle forze britanniche nel 1799. Alcune parti del trono entrarono nella collezione della Famiglia reale britannica, mentre altre, tra cui questo oggetto, sono state ritrovate solo di recente.

Ancora da segnalare in questa sezione la superba collezione di oggetti a smalto verde con gemme incastonate, datati al XVIII secolo, opera delle botteghe di Hyderabad. Usati in origine nei rituali e nel cerimoniale che accompagnava le udienze di corte, questi oggetti rappresentano oggi dei simboli dell’antica tradizione indiana che il grande pubblico può finalmente ammirare.

Incentrata su ornamenti e simboli del potere, la quarta sezione propone un repertorio di manufatti straordinari che copre un arco cronologico dal XVII al XX secolo. L’obiettivo di questo segmento della mostra è far luce sulle manifestazioni del potere nell’ambito della corte, sia sotto l’influenza Moghul sia della Compagnia delle Indie Orientali o dell’amministrazione britannica.

I visitatori potranno apprezzare una splendida collezione di collier di diamanti e altri oggetti preziosi come la Spada del nizam di Hyderabad e il favoloso Baldacchino che faceva parte del Tappeto di perle di Baroda, commissionato dal maharaja Khanderao Gaekwad tra il 1865 e il 1870. La seta che riveste la pelle di cervo è riccamente decorata in argento, oro, vetro colorato, diamanti, rubini, zaffiri, smeraldi e circa 950.000 perle. Lo splendido oggetto era stato confezionato con l’idea di collocarlo all’interno della tomba del profeta Maometto a Medina, ma il dono non partì mai per la sua destinazione.

In questa parte della mostra – la quinta sezione – protagonista è l’Europa con una selezione di gioielli realizzati da prestigiose maison occidentali su richiesta dei principi indiani, o ispirati all’oreficeria indiana. Incanterà i visitatori la sublime piuma di pavone in smalto creata da Mellerio detto Meller (Parigi 1905) e acquistata dal maharaja Jagatjit Singh di Kapurthala.

Il girocollo di rubini disegnato da Cartier per una delle mogli del maharaja Bhupinder di Patiala attesta il gusto di quest’ultimo, un committente particolarmente importante. La sezione presenta anche altre due tra le più spettacolari realizzazioni di Cartier per il maharaja Digvijaysinhji, successore del maharaja Ranjitsinhji di Nawanagar, egli stesso esperto di pietre preziose e ottimo amico di Jacques Cartier: il meraviglioso Occhio della tigre, un diamante color oro montato a ornamento per turbante, e una splendida collana déco impreziosita dai rubini appartenenti alla collezione personale di Nawanagar.

L’esposizione si conclude con un omaggio all’arte orafa contemporanea attraverso la presentazione di gioielli indiani ed europei ispirati alla tradizione indiana. Nel suo laboratorio di Bombai, Viren Bhagat coniuga materiali e tecniche moderne con forme e motivi decorativi antichissimi. Le sue opere figurano accanto a quelle di Cartier e JAR in cui sono montate antiche gemme indiane.

I visitatori sono dunque invitati ad ammirare una magica collezione che racconta la storia di cinque secoli di design e bellezza. L’esposizione di questa raccolta di splendore inarrivabile è anche l’occasione per far luce sull’intreccio di relazioni tra la società e la cultura orientali e quelle occidentali. In India sono veramente molti i simboli, i rituali, le credenze rapportati al mondo dei gioielli.

La mostra sarà accompagnata da un prezioso catalogo Skira e da un programma di seminari e visite guidate che consentiranno al pubblico di approfondire ulteriormente la conoscenza della cultura indiana e la storia e la valenza di questi antichi gioielli.